CONFERENZA-CONCERTO (piano e chitarra) su GABER
14 aprile 2019
18:30
VELLETRI (Rm), Auditorium della "Casa delle Culture e della Musica"
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La rassegna di conferenze-concerto (terza edizione)
Per chi ti ha toccato il corpo con la mente
con la Biblioteca Diffusa “Giovanna D’Arco
presentano

 

 

Luigi Mariano in
“CHIEDO SCUSA SE PARLO DI GIORGIO”
raccontando Gaber
h 18.30
Il racconto di Gaber, tra chitarra e pianoforte.

 

 

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S C A L E T T A:

 

1. LA LIBERTÀ’ (piano)
2. L’ODORE
3. IL NEGAZIONISTA
4. IO NON MI SENTO ITALIANO
5. Secondo me la donna + La Cosa
QUANDO SARÒ CAPACE D’AMARE (piano)
6. Intro + SE NE VANNO  (piano)
7. IL GUARITO
8. FA BENE FA MALE
9. NON INSEGNATE AI BAMBINI
10. Al sig G + COS’AVREBBE DETTO GIORGIO? (piano)


medley:

Non arrossire
Qualcuno era comunista
Destra sinistra
Io se fossi Dio
Un’idea
Il dilemma
C’è solo la strada
La libertà
Barbera e champagne

 

Bis:
LO SHAMPOO

 

 

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LE MIE IMPRESSIONI

 

Una delle serate più belle, in uno dei posti più incantevoli in cui abbia mai avuto il privilegio di suonare: l’Auditorium della “Casa delle Culture e della Musica” di Velletri. Ho goduto di un luogo pregno di una solennità quasi religiosa (non per nulla è stato ricavato dall’ex cappella dell’edificio), ma al contempo capace di miscelare al meglio il suo fascino antico in pietra con le necessità funzionali/estetiche più moderne, soprattutto riguardo al palco, costruito ovviamente nello spazio dell’abside.

Per l’occasione mi è stato chiesto, dalla splendida organizzatrice della rassegna “Per chi ti ha toccato il corpo con la mente”, Daniela Di Renzo, cui sono grato, di mettere in correlazione il repertorio di Gaber con alcune mie canzoni, in uno spettacolo in cui la “parola” dovesse essere messa al centro (be’, con G viene facile), non solo attraverso le letture recitate di alcuni monologhi da me interpretati (“La Cosa“, “Secondo me la donna“) o di mie dediche poetiche (la mia poesia finale “Al sig G“), ma anche col racconto a braccio della poetica di Gaber/Luporini, anche in relazione a me e alla mia scrittura.
Ho evitato di cantare “Il singhiozzo” (che tra l’altro da sei anni non inserisco neanche ai concerti), il mio omaggio dichiarato e “sfacciato” al maestro, perché poteva indurre qualcuno (tra chi ancora non mi conosce bene) a fraintendere, pensando più all’imitazione che all’omaggio stilistico intriso di gratitudine. In passato m’è capitato di sentir dire anche questo, dunque (se posso) ormai bypasso il rischio.
Mi sono dunque concentrato a suonare altri miei brani, in cui non ci fosse l’intenzione dell’omaggio, ma solo un’influenza di Gaber, magari notevole, ma meno diretta de “Il singhiozzo” (tipo “Fa bene fa male“, “Il negazionista” e “Cos’avrebbe detto Giorgio?“), aggiungendo poi una di quelle che con G non c’entra molto, ossia “Se ne vanno”.
Lo spettacolo, tra mezzacoda e chitarra, è filato liscio per un’ora e mezza (“volata via senza accorgerci”, mi dicono sempre nei saluti finali), con un’attenzione massimale di tutti, compreso il divertimento inaspettao per brani meno conosciuti (“Il guarito“), al punto che nel complesso sono riuscito a dare, come succede in situazioni/condizioni così favorevoli, il meglio di me.
Mi ha fatto estremo piacere notare nel pubblico anche dei giovani, che poi ho scoperto (nei saluti post-spettacolo, sotto il palco) essere dei grandissimi esperti ed appassionati.
Stupenda la sorpresa fattami da Paola ed Enrico, presenti tra le prime file dell’auditorium.
Felice dei complimenti di un grande gaberiano, l’ex assessore di Frascati, Stefano Di Tommaso, col quale abbiamo ricordato molti dettagli storici, musicali e biografici.
Felice dei tanti commenti del “giorno dopo”, un paio dei quali allego qui sotto, dopo alcune foto: grazie a Freddy Rising per la sua grande simpatia e competenza (e anche per guardare la musica “nel suo complesso”, senza fossilizzarsi sui generi) e grazie a Cinzia Lo Fazio, che ha lavorato come scenografa anche col grande Ettore Scola, per le sue sincere e preziose parole di stima.
Grazie alle altre meravigliose persone che ho conosciuto e che poi ho ritrovato a cena: Luisa e Simonetta, Laura, Viviana, Luca, Mauro.

Suono Gaber dal 2006, per amore, spirito divulgativo e dovere etico.
Per alcuni anni (dal 2010 al 2013) avevo deciso di abbandonare questo spettacolo, per motivi anche comprensibili legati al continuo raffrontarmi con uno dei miei “padri” artistici. E poi ho da sempre dato prevalenza ai miei concerti.
Successivamente mi sono riscoperto parecchio più rilassato e maturato, in tal senso, ossia col mio percorso e la mia personalità, più definiti e forti (anche in virtù di un secondo disco che ha asciugato moltissimo, rispetto ad “Asincrono”, le influenze/citazioni gaberiane). A quel punto son potuto tornare, viste le continue richieste, a interpretare ogni tanto questo spettacolo con grande gioia e serenità, scoprendo oltretutto il lato bello di conoscere persone del tutto nuove rispetto ai miei spettacoli.
Conservare un animo bambino resta essenziale per ogni artista, altrimenti meglio lasciar perdere. Però anche diventare adulti e affrancarsi dai padri in fondo è una bella storia.
Viva il sig G.

 

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F O T O:

La “Casa delle Culture e della Musica” di VELLETRI (Rm)