CONCERTO in trio
15 maggio 2008
02:01
ROMA, "Foollyk"
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Il Foollyk di Roma
presenta

 

 

LUIGI MARIANO trio
con:
Gianni Donvito
(basso)
Dario Esposito
(batteria)

 

 


SCALETTA

Il giorno no
Il negazionista
RAI libera!
Questo tempo che ho
Solo su un’isola deserta
Il singhiozzo
Cos’avrebbe detto Giorgio?
Canzone di rottura

 

 

 

 

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LE MIE IMPRESSIONI
:

Ciò che rende magico un proprio concerto sono le facce del pubblico, degli organizzatori e dei gestori del locale. Le facce di queste tre componenti sono sempre la cartina di tornasole di tutto: e, a fine concerto, erano facce raggianti e ultrasoddisfatte, grondanti complimenti a raffica. Per non parlare della sensazione netta (e ce l’avevo forte, lì sul palco) che Don e Dario, dietro di me, si stessero anche molto divertendo a suonare. Insomma, una serata da incorniciare.
Erano presenti alcuni giornalisti, nonché la cantautrice Melissa Ciaramella, che suona anche col grande Dario e che mi ha onorato del suo simpatico e sentito apprezzamento.

Graditissime le presenze di molti miei amici cari, tra cui: Elisabetta Malantrucco (a cui ho dedicato “Questo tempo che ho”, da lei trasmessa a febbraio su Isoradio); i meravigliosi Antonello Cacciotto e Paola, che si son divertiti molto, specie a “Il singhiozzo” e che hanno aspettato fino alla fine, pieni d’affetto per me; l’ineguagliabile maestro Pino Angilletta; gli splendidi amici di Don, ossia la dolcissima Romina, e poi Nicola, Andrea e Domenico (quest’ultimo andato via forzatamente a due canzoni dalla fine, perché la mattina dopo si lavora e si stava facendo l’una). E poi ancora, Sebastiano Gulisano: un regalo inatteso, davvero. Siamo poi stati a parlare (di vita e di politica) con Seba e con Don in macchina fino alle 3 del mattino, a ingozzarci di pizzette e dolci in una pasticceria open all night!

Per quanto riguarda la scaletta, ho cercato di miscelare bene ironia e impegno civile, alternandoli in continuazione e cercando di rendere al meglio le mie tante sfaccettature artistiche, con la chicca di “Questo tempo che ho” (suonata con l’armonica, nel finale del pezzo), l’unica canzone intimista (al momento) scelta, che credo abbia però molto spiccato proprio perché era diversa dalle altre e inserita nel punto giusto, al momento giusto. Piccoli trucchetti di scalettaro attento. Non è detto che in futuro, in una scaletta più ampia, io non inserisca molti più brani intimisti (chi mi conosce sa che ne ho scritti decine, e ci tengo anche a quelli), ma attualmente sto dando loro un po’ meno prevalenza, perché m’interessa uno spettacolo più fresco, agile, divertente e al contempo molto riflessivo sul mondo in cui viviamo.

Abbiamo iniziato con l’autoironica “Il giorno no”, che ho arricchito di alcuni stop molto teatrali; poi “Il negazionista”, che Dario alla batteria ha fatto rinascere letteralmente da una noia pericolosa che mi stava prendendo nei confronti del brano; di seguito “RAI libera!”, l’inno di liberazione; “Questo tempo che ho”, dedicata, come detto, a Elisabetta Malantrucco; il reggae di “Solo su un’isola deserta” dedicato a Lirio Abbate, Roberto Saviano e Marco Travaglio, eroici scrittori/giornalisti che davvero paiono relegati su un’isola, per il loro coraggio di raccontare la verità; il blues-tango de “Il singhiozzo”, che ha molto spiazzato e assai divertito il pubblico del locale e che continua, con mia grande sorpresa, ad essere la canzone più gradita; “Cos’avrebbe detto Giorgio?”, alla fine della quale ho presentato di nuovo Don e Dario; e infineeeeeeeeeeeeee…. “Canzone di rottura”! Uno spasso assoluto farla a Roma (non era ancora mai successo!), coi coretti di Donnigio, che urlavano assieme a me: “Avete rotto il caaaaa….. aaaaa….”!!! Ma sì, un bel finale divertente era proprio quello che ci voleva!! Fuori dal locale, il cantante dei NEB continuava a cantare in lontananza “Avete rotto il ca…”, ah ah ah.
Dimenticavo di dire che a fine concerto le due presentatrici Alida e Barbara mi hanno consegnato una targa-ricordo molto bella, che io (avendo vinto il Contest) ho persino un po’ alzato al cielo, tra gli applausi, per vedere che cavolo si prova (non l’avevo mai fatto in vita mia! Eh eh). Poi mi hanno fatto una breve intervista, in cui ho parlato delle mie influenze musicali e di come vedo il fare canzoni.
Infine il fuoriprogramma finale, all’esterno del Foollyk, sul muretto di Villa Paganini: a grande richiesta, davanti a un gruppetto di fan (cari amici di Donnigio e persone deliziose), Luis risfodera la chitarra e offre una “Due facce” (Two faces) di Bruce, nel cuore della notte, con coretti di Donnigio e parole scordate alla seconda strofa.
Ho idea di farlo a ogni concerto, magari con brani anche diversi: dopo si esce fuori e si continua a cantare. Sperando non ci arrivi una secchiata da chi dorme.

Grazie infinite a Gianni Donvito e a Dario Esposito, due persone straordinarie che mi stanno dando moltissimo, sia umanamente che come supporto decisivo alle mie canzoni: sono un valore aggiunto incredibile, che spero mi possa portare lontano.