CONCERTO in trio
28 luglio 2012
21:00
UGENTO (Le), piazzetta Museo Archeologico
Google Map

Il Comune di UGENTO (Le)
presenta

 

Luigi Mariano: voce e chitarra
Danilo Cacciatore: piano
Pasquale Chirivì: basso elettrico

 

ospite:
Antoine Ruiz
LE TEMPS QUE J’AI

 

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LE MIE IMPRESSIONI:

La serata del 28 luglio 2012 nella piazzetta antistante il Museo Archeologico di UGENTO, organizzata dall’assessore Graziano Greco e Antonio Ponzetta (che ringrazio di cuore), è di sicuro stata, assieme ai concerti romani del “The Place” e de “L’asino Che Vola“, tra le serate finora forse meglio riuscite del 2012 e che ricorderò con maggior affetto: sedie sotto le stelle, i complimenti sinceri del direttore del museo, “Edoardo” suonata due volte, massima attenzione di tutti (come si fosse in un rispettoso e caloroso teatrino all’aperto), vari turisti accorsi (con cui mi sono intrattenuto a parlare sia prima che dopo e che m’hanno detto cose meravigliose, che non scorderò), tanti CD venduti, anche grazie al meraviglioso spot-medley finale (delle mie canzoni) che mi ha regalato al pianoforte il mio caro amico Antoine Ruiz.
Grazie a Pasquale Chirivì e Danilo Cacciatore per come hanno suonato, senza mai averlo fatto prima in vita loro.

 

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Scaletta:

 

HAVE YOU EVER SEEN THE RAIN? dei CCR
IL SOLITO GIRO DI BLUES
L’ISOLA CHE NON C’E’ di Bennato
IL GIORNO NO
4 MARZO 1943 di L. Dalla
NON TI CHIAMERO’
LO SHAMPOO di Gaber
UNA CANZONE PER TE di Vasco
IL NEGAZIONISTA
IO CHE AMO SOLO TE di Endrigo
SE NE VANNO
LA CAREZZA DELLA SERA (New Trolls)
EDOARDO
IL SINGHIOZZO
TEARS IN HEAVEN (E. Clapton)
ASINCRONO
LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO (Faber)
WISH YOU WERE HERE dei Pink Floyd
QUESTO TEMPO CHE HO
VECCHIO FRAC di Modugno
LA DONNA CANNONE di De Gregori
VIA CON ME di Conte

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RETROSCENA:
IL “MAESTRO” LUIGI MARIANO

(Aneddoto)

 

Il 28 luglio 2012, verso le 21.00, mi trovavo dunque nella piazzetta del Museo Archeologico di Ugento (Le), nel centro storico, intento a controllare che ogni strumento fosse a posto, che ogni spia fosse accesa e che la chitarra fosse accordata. L’assessore, stava ripassando mentalmente la presentazione che mi avrebbe fatto. La gente stava ormai quasi riempiendo la piccola platea all’aperto, con visibile entusiasmo, e sembravano tutte facce nuove (turisti, di sicuro). Un cane, passando di lì, corteggiava per strada una cagna, con passione e delicatezza commoventi. A breve sarebbe cominciato il mio concerto. Era quasi tutto pronto.

A un certo punto, mentre osservo con simpatia e curiosità la platea, ormai quasi pronta, decido (impavido e anche ingenuo) di attraversarla dal corridoio centrale, non per fare “passerella” (cosa lontana da me qualche migliaio di anni luce), ma per dire un qualcosa di vitale all’orecchio di un organizzatore che si trovava sul fondo, impossibilitato da lontano a capire il mio labiale e i miei gesti. Mentre taglio la platea centralmente, mi sento osservato (e da timido, gli occhi addosso di tanti sconosciuti, specie se non sto suonando, mi procurano estremo imbarazzo). Mi pare persino di avvertire, con la “coda dell’orecchio”, bislacche espressioni, a bassissima voce, del tipo: “Ecco il Maestro…”.

Il Maestro? 😨 Bah.
Forse ho capito male. Qui stiamo un “tantinello” esagerando, ragazzi.
Cerco al volo di capire se ci sia, tra il pubblico, Riccardo Laganà, che da anni mi chiama spesso così, affettuosamente. Ma non lo vedo. Del resto siamo in Salento e lui è a Roma. Ok.

Arrivo nel fondo, faccio quello che devo. Poi giro i tacchi e mi accingo a tornare in direzione-palco, a passi rapidi. Appena iniziata la “seconda vasca”, vengo però fermato da una persona seduta sulla solita sedia confinante col corridoio centrale. Mi chiede cordialmente quanto manchi allo spettacolo. Rallento molto volentieri e parlotto con lui pochi secondi, perché (nonostante io sia timido) in fondo sono un timido… “estroverso”: amo che degli sconosciuti curiosi mi possano conoscere anche a livello umano, familiarizzando prima di iniziare. Faccio un altro passo e vengo fermato nuovamente da un’altra persona, sempre seduta a bordo-corridoio, che mi confida di essere di Verona, in ferie, impaziente di assistere al concerto, anche se stupita dell’assenza di un pianoforte vero sul palco: “La musica classica non si suona mica con la pianola, eh“. Sudo freddo. Una minuscola goccerellina algida decide di fuoriuscire dalla tempia destra, scendendo poi a tutta velocità verso lo zigomo. No, stavolta non è il termine “pianola” ad urtare la mia suscettibilità.
Musica… classica?“, ripeto intontito, come un ladro colto in flagranza di reato. Il mio interlocutore non fa in tempo a rispondermi perché vengo chiamato da una tipa piuttosto “âgée” (non che tutti gli altri siano dei giovincelli di primo pelo, eh), con un forte accento lombardo, seccato e perentorio: “Maestro, quando si comincia? È tardi!!”. Ormai il mio passo di ritorno verso il palco sembra al rallentatore. Sono inebetito. Farfuglio sottovoce un “Ma è uno scherzo, vero? Perché dite queste cose? Vi siete messi d’accordo?” e intanto proseguo, cercando di capire cosa stia succedendo. Un altro mi ferma, felice ed emozionato, si alza in piedi tutto impettito, mi stringe la mano e, come salutasse von Karajan in persona, mi chiede: “Maestro, quale repertorio affrontate stasera? Io amo Liszt, ce lo fate?“. E come no? Tutti i notturni di Chopin compresi. Vado subito a indossare il frack.

Quando un signore sui 90 anni, veneziano, in prima fila, mi chiede se ci siano (e dove siano) i violini e il violoncello, decido di intervenire e di prendere in mano la situazione. Sì, ma come?
Dunque, vediamo.
Utilizzare il microfono mi suonerebbe cafonesco. Evito.
Allora mi rivolgo a tutti, a voce alta: “Buonasera signori e signore, benvenuti in Salento. Ci dev’essere un equivoco. Stasera non si suona musica classica”.
Facce stupite, quasi un po’ offese.
E che concerto è?“, si alza una voce dal fondo.
Canzoni. Le mie canzoni. Racconti ed emozioni mie, personali, che spero magari siano anche le vostre“.
Silenzio. Tremo.
Che genere di canzoni sono?“, sempre la stessa voce sul fondo.
Qualcosa che ha a che fare col genere dei cantautori. Dai, vi farò in scaletta anche canzoni famose, che conoscete benissimo. Vi piacerà!”, spiego mettendoci entusiasmo, aspettando la reazione.
Silenzio.
Va bene. Dalla ce lo fate?“, chiede una voce.
Accontentato“, rispondo col pollice in su.
E De André e Modugno?“.
Ok, faremo anche quelli“.
Un vociare d’approvazione mi fa capire d’averla sfangata. Meno male che i gusti sulle canzoni son buoni.

La serata si rivela poi un vero trionfo, con tantissimi dischi venduti e un affetto smisurato, che ancora ricordo.
È stato meglio di un concerto di musica classica” fu la frase di un simpatico signore emiliano, che ancora ringrazio.

Prima di andare via dalla piazzetta, ho poi ritrovato questa brochure qui in basso, con l’errore del grafico, che chiarisce ogni equivoco. Quelli della platea ce l’avevano tutti tra le mani.