Concerto da solo. Ospite: Andrea Paglianti
18 Ottobre 2008
22:30
PADOVA, "Fahrenheit 451"
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Il “Fahrenheit 451
presenta

 

 

LUIGI MARIANO
concerto acustico
voce e chitarra

 

 

Scaletta:

SALGO SU
L’UNTORE
IL GIORNO NO
IL SINGHIOZZO
SOLO SU UN’ISOLA DESERTA
IL RAGAZZINO DELLA CASA ROSA
IL NEGAZIONISTA
RAI LIBERA!
QUESTO TEMPO CHE HO
ASINCRONO
NELL’UNICO BOSCO CHE C’ERA
NON SO PIU’ (cover Gaber)
COS’AVREBBE DETTO GIORGIO?
CANZONE DI ROTTURA

bis:
IL PACIFISTA

 

 

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LE MIE IMPRESSIONI:

La serata più bella dell’anno, per mille motivi.
Locale delizioso, pulito e garbato, a metà tra un circolo culturale e una libreria, coi salottini lungo il perimetro della sala e i tavoli al centro. Palco carinissimo, ben rialzato, col telone nero teatrale sullo sfondo. Acustica eccellente, grazie anche al prezioso supporto dei miei amici Andrea Paglianti (raffinatissimo cantautore, autore anche per Mina, che ha aperto la mia serata con due brani) e del suo eccezionale chitarrista polistrumentista Domenico Calabrò, che mi hanno fatto trovare un impianto audio eccellente e hanno persino chiamato un fonico (loro amico) apposta per me. E’ difficile descrivere l’ammirazione e la gratitudine che ho verso questi due ragazzi a dir poco straordinari, di una profondità mai vista prima, che hanno una filosofia di vita e uno sguardo sul mondo da cui c’è davvero tanto da imparare. Li ascolto sempre parlare con religiosa attenzione, pronto ad assorbire come una spugna le cose belle che hanno dentro.

Il gestore del Fahrenheit 451, Biagio Carannante, è stato poi finora il migliore che io abbia mai incrociato sulla mia strada: educato, gentile, appassionato di buona musica italiana di qualità, generoso, umile, serio, preciso, onesto, persino… molto tenero!! Lo so, lo so, sembra io stia esagerando, ma mi ha proprio conquistato.

E il pubblico? Una meraviglia. Il pubblico ideale! Quei pochissimi che non erano molto interessati alla musica si son messi in disparte sui divanetti ai lati della sala e parlavano talmente a bassa voce (per non disturbare il concerto!), bisbigliando appena, che proprio non li ho sentiti! Mai vista una simile educazione! La maggior parte del pubblico invece, nello spazio centrale sui tavoli, è rimasto attentissimo sino alla fine, ha applaudito con calore estremo e molta curiosità, ha persino riso a qualche passaggio ironico dei miei brani più simpatici e alla fine c’è scappato pure il bis finale, dopo un’ora e passa di concerto solo chitarra e voce. Da non credere. Una serata pressoché perfetta: tutto (ma proprio tutto) è andato come doveva andare.

Biagio alla fine era entusiasta di me, mi ha detto di tornare appena ho pronto il disco e mi ha fatto una battuta d’incoraggiamento molto carina: “Ricordati di me quando sarai famoso”.