CONCERTO in trio. Ospiti: Sergio Pennavaria, Antonello Cacciotto, Mattia Buonaventura De Minicis
5 dicembre 2019
21:00
ROMA, "Teatro Arciliuto"
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Il Teatro “Arciliuto” di Roma
presenta

 

 

Luigi Mariano: voce, piano, chitarra acustica
Simone Federicuccio Talone: percussioni
Primiano Di Biase: fisarmonica, piano

 

 

ospiti:
– Sergio Pennavaria
– Antonello Cacciotto
– Mattia Buonaventura De Minicis
– Antoine Ruiz
– Silvia Luberti

 

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scaletta

MONDO ACIDO  (piano)
ALLA FINE DEL CHECK (con Silvia Luberti)

FA BENE FA MALE
CANZONI ALL’ANGOLO
MILLE BOMBE ATOMICHE
SE NE VANNO  (piano)
ASINCRONO
IL FANTASMA DI TOM JOAD (Springsteen)

BACKSTREETS  (Springsteen) – con A. Cacciotto

QUELLO CHE NON SERVE PIÙ  (con  A. Cacciotto)  (piano)        
SCAMBIO DI PERSONA  
RIFIORIRAI
COME ORBITE CHE CAMBIANO  (piano)
L’OTTIMISTA TRISTE

L’uomo coi capelli da ragazzo (di Fossati) (piano)
Un Paese vuol dire” (di Bassignano) (piano)

–  Sergio Pennavaria   (2 brani)

COS’AVREBBE DETTO GIORGIO?
IL SOLITO GIRO DI BLUES
EDOARDO  (piano)
QUESTO TEMPO CHE HO  (con Antoine Ruiz)
IL NEGAZIONISTA
L’ORA DI ANDAR VIA   (piano)

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VIDEO dell’intero concerto:

 

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LE MIE IMPRESSIONI:

Quello del 5 dicembre 2019 forse è stato il mio concerto più intenso e coinvolgente dei quattro spettacoli romani (2014, 2016, 2017, 2019) fatti in questo piccolo magico posto, proprio lì, dietro via de’ Coronari.
Credo che uno dei motivi principali sia da ricercare nel gran pienone di pubblico (lo show lo fa sempre e soprattutto il tipo di gente, eh, mica noi sul palco), che ci ha avvolto in un abbraccio caloroso, accogliente, pieno di affetto, attenzione, coinvolgimento, empatia, risate, partecipazione, ritmo con le mani e dolcezza all’occorrenza. Tra le cose di cui vado più orgoglioso c’è proprio la gente che viene ai miei spettacoli romani: talmente selezionata negli anni (fin dal 2009) e umanamente straordinaria da indurmi, col tempo e con estrema naturalezza, a diventare amico di quasi tutti. Fare un concerto davanti una centinaio di veri amici romani per me resta ancora un’emozione e una felicità indescrivibile, come suonare nel proprio salotto di casa.

È anche per questi motivi che, in scaletta, mi piace spesso partire da solo al pianoforte, col bel mezzacoda Kawai del teatro: mi sembra che, così facendo, ci si possa immergere piano piano in un’atmosfera subito familiare, che dia un dolce benvenuto agli ospiti. Ho perciò iniziato il concerto col mio nuovo brano ironico, direi psicosomatico e un po’ swingato, “Mondo acido”, chiamando poi a duettare nel secondo brano (“Alla fine del check”, sempre suonato da solo al piano) la mia amica-sorella Silvia Luberti, che è stata perfetta e comunicativa, con la sua bella voce melodiosa e appassionata. A quel punto ho chiamato con me i due immensi amici musicisti, Primiano Di Biase e Simone Federicuccio Talone, che ogni volta mi fanno fare un figurone, con la loro bravura eccelsa. E abbiamo attaccato col concerto in trio: “Fa bene fa male” e “Canzoni all’angolo”. Su “Mille bombe atomiche” ho chiamato alle percussioni Mattia Buonaventura De Minicis, accorso dalle Marche, che poi è rimasto con noi in vari brani, a colorare qua e là molti momenti col suo vivace clarinetto (e non solo). Dopo “Se ne vanno” (io al piano), “Asincrono” (suonata molto più latina del solito) e “Il fantasma di Tom Joad”, ho fatto prendere una pausa ai musicisti e mi son messo al piano per suonare e cantare “Backstreets” di Bruce Springsteen assieme al mio vecchio amico Antonello Cacciotto (ci conoscemmo nel 2005 proprio grazie a questo lungo ed epico brano del 1975, da lui cantato in un locale di Testaccio). Poi è tornata la band e abbiamo suonato, sempre assieme ad Antonello, la mia “Quello che non serve più”: alcune strofe le ha cantate proprio il mio amico, con la sua bella voce ruvida e sincera, che è piaciuta proprio a tutti.
A quel punto c’è stato il momento rock-blues di “Scambio di persona”, preceduto da un battito di mani a tempo di tutto il pubblico, sull’irresistibile intro di piano ritmico (pensato da Primiano durante le prove), in cui io con l’armonica e Federicuccio alle percussioni coloravamo di blues tutto il teatro.
L’inedito “Rifiorirai”, una mia ballad inedita, dolce e dolorosa al contempo, ha fatto esclamare ad alta voce Ernesto Bassignano, in prima fila davanti a me: “Ma questa è una bomba, Luigi. Tra le tue perle!”. Non mi aspettavo questa reazione entusiasta per un inedito, grazie Bax!
Abbiamo proseguito con “Come orbite che cambiano” dedicata a Stephen Hawking; e con la trascinante folksong, scritta con Mino De Santis in mezzo salentino, intitolata “L’ottimista triste”, prima della quale ho chiesto agli eventuali salentini in sala di alzare la mano: erano solo in quattro.
Mi sono ritrovato di nuovo da solo al pianoforte e ho suonato un paio di omaggi a due grandi brani non miei: il primo di Fossati, “L’uomo coi capelli da ragazzo”, che ho dedicato alla mia amica cantautrice e psicoterapeuta Daniela Di Renzo, per ringraziarla di avermi messo in contatto con la realtà del Centro di Salute Mentale di Torre Maura. E l’altro, intriso di un lirico afflato civile, scritto da Ernesto Bassignano: “Un Paese vuol dire”, con dichiarate citazioni di Cesare Pavese.
Ho dunque lasciato il palco al mio amico Sergio Pennavaria, coi suoi due bellissimi brani (al primo dei quali, quello al piano, è stato accompagnato al clarino da Mattia): Sergio lascia sempre il segno, sia per il suo carisma e sia perché la sua musica è autentica, di altissima qualità e molto raffinata.
Il finale del concerto ha visto me e la band cimentarci con “Cos’avrebbe detto Giorgio?”, col divertimento de “Il solito giro di blues” e l’intimità di “Edoardo”. Il fuoriprogramma è stato l’accenno de “Il singhiozzo” per Giada (9 anni, accompagnata da mamma Paola) e un pezzettino di “RAI libera!” dedicata a Bassignano. Sul mio brano-bandiera, “Questo tempo che ho”, ho poi potuto finalmente festeggiare il 21mo compleanno del mio caro amico Antoine Ruiz, che ho fatto sedere al piano per cantare e suonare assieme a me (con la prima strofa in francese), come ai vecchi tempi.
Il finale, come sempre, con “Il negazionista” e “L’ora di andar via”.

Che dire altro? Una serata che non è certo terminata con l’ultima canzone, ma è continuata per un’altra ora di saluti, abbracci, foto, dischi autografati, parole dolci ed affettuose, da parte di tutti i presenti, che hanno voluto salutarmi con un calore travolgente.

Ringrazio dunque tutti i giornalisti presenti, tra cui Michele Neri, Vito Vita e Alessandro Sgritta.
Grazie a Ernesto Bassignano per i suoi interventi e siparietti esilaranti dalla prima fila, ma soprattutto per il suo affetto e stima, che parte (e subito a mille!) fin dal 2010.

Ringrazio tutti gli amici e colleghi artisti, cantautori e musicisti presenti, tra cui (quelli che ricordo) Roberto Michelangelo Giordi, Daniela Di Renzo, Silvia Frangipane, Stefano Accetta, Angela Loconte, Annachiara Zincone, Francesco Lo Cascio.

Grazie a Daria Cornacchia e Giorgio Mastronardi.
Grazie al “presidente” Francesco Maria Zinno, con Giovanni e Stefano Jacurti.
Grazie agli immancabili miei amici (e fan) Paola Cim, Daria Cornacchia, Giorgio Mastronardi, Luciana Miocchi, Silvio D’Antoni, Rosa D’Agostino.
Grazie al medico-cantautore Salvatore La Carrubba (che ha ripreso tutto il concerto e che è accorso dalla Sicilia!), alla splendida anima di Maria Raganato, di Chiara Mascellani (arrivata da Forlì!), di Enrica De Iaco (con Sara) e di Sorina con la figlia.
Grazie a Elisabetta Ligori (salentina verace!), Silvana Murgia, Laura Barzetti, Roberto Paola.
Grazie a Marcello Giaccari e ai suoi dodici amici.

Grazie alle mie amate compagne di Università: Maura Mareri e Magda Navarra.
Grazie ai fotografi Mauro Cinaglia e Cristina Capretti Penna (autrice quest’ultima di una recensione stupenda dello spettacolo), che mi hanno lasciato istantanee molto belle.

Grazie a Pierre Ruiz e a Esordisco, che credono in me.
Grazie al meraviglioso Teatro Arciliuto, a Giovanni e a Daniela per l’ospitalità.

 

 

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F O T O
di  Mauro Cinaglia e Cristina Capretti Penna