OMAGGIO a DE GREGORI – Guarda che non sono io
12 Agosto 2026
21:00
MONTESCAGLIOSO (Mt), chiostro Abbazia S. Michele

L’assessorato alla Cultura
di MONTESCAGLIOSO (Mt)
presenta

 

LUIGI MARIANO
“Guarda che non sono io”
OMAGGIO a DE GREGORI

 

chiostro dell’Abbazia di S. Michele
MONTESCAGLIOSO (Matera)
Ingresso libero
h 21.00

 

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LE MIE IMPRESSIONI:

Quanta bellezza ho respirato nel meraviglioso chiostro romanico dell’Abbazia di San Michele! Un vero piccolo gioiello architettonico, che è stato teatro di uno dei miei migliori spettacoli dell’anno.
Certe serate si portano dietro una magia difficilmente descrivibile, che arriva chissà da dove e che a volte si rivela una fortunata sequela di tante piccole circostanze favorevoli, in cui “tutti e nessuno” possono vantare un loro sacrosanto pezzettino di merito. E comunque: grazie Francesca Fortunato. Sei stata impeccabile e deliziosa. Era caldo, ma non troppo: niente afa. La gente arrivava a frotte, riempiendo in poco tempo tutte le sedie del chiostro, fino a costringere i ritardatari a restare poi in piedi, quasi a ridosso dei portici. Si capiva lontano un miglio che fossero tutti affamati di racconti e di canzoni cantautorali. Lo si vedeva già dalle tante facce, che ho imparato a riconoscere al volo, con l’esperienza di tanti anni. E io, come sempre, ho dato tutto e di più per non deluderli.
Per tutta la durata dello spettacolo mi sono sentito avvolgere da un rispetto, un’attenzione e soprattutto un entusiasmo così veri e genuini da restare senza fiato e farmi esprimere al meglio. Da parte mia infatti, quando percepisco un pubblico così “devoto” e partecipe, tiro fuori delle cose che sorprendono me per primo, sia a livello di interpretazione vocale e sia nelle introduzioni a braccio prima dei brani.
A un certo punto un venticello dispettoso mi girava le pagine. Non avevo con me nessuna molletta a far da rimedio. Ho chiesto aiuto al pubblico, ma (sconsolati) hanno tutti scosso la testa. Del resto nessuno esce di casa, per andare ad assistere a uno spettacolo, con delle mollette in tasca! A quel punto, a Mario, in prima fila, viene in mente che l’astuccio di una sua penna possa essermi d’aiuto. E così è stato, tra il visibilio generale per la sua intuizione.
L’acustica del chiostro amplificava in modo efficace le canzoni che via via eseguivo e valorizzava le sfumature più profonde della mia vocalità, che viaggia bene sui registri più bassi.
Invece nei punti più alti, intensi e appassionati dei brani, da qualche tempo mi ritrovo nella voce uno strano graffio, istintivo e arrochito, che alcuni anni fa non avevo assolutamente. Ora mi esce fuori a fontana, soprattutto quando trapela rabbia o passione nel canto. Boh. Ne sono stupito e ne prendo atto. Lascio fare. Mi va più che bene.
È raro essere avvolti da applausi così calorosi e convinti, fin dal primissimo pezzo. Così com’è raro stringere così tante mani gentili e calorose, e ascoltare così tanti complimenti a fine concerto.
So e ho capito di aver trasmesso qualcosa e di averli fatti stare bene per quasi due ore, non solo con le canzoni, ma anche con gli spunti di riflessione a margine. Pungoli per pensarci su. Mi basta e avanza. Anzi: è uno degli scopi primari del mio canto.
Eravamo venuti per De Gregori, ma ce ne andiamo a casa con nel cuore te!“.
Queste parole, rivoltemi a tu per tu nel finale e accompagnate da un sincero apprezzamento anche per “Il negazionista” e “L’ora di andar via“, mi riecheggiano ancora dentro e mi hanno commosso. Danno il senso più profondo al mio percorso e alla mia intera vita in musica, divisa da sempre tra le mie canzoni e quelle dei miei amati imprescindibili maestri.

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FOTO: