Ospite a “Rassegna cantautori salentini”
6 agosto 2007
21:30
MARINA di ANDRANO (Le), "Solaire"
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Solaire di Marina di Andrano (Le)
e Notas Music Factory
presentano

 

 

 

Rassegna cantautori salentini

 

 

 

tra gli ospiti:
Luigi Mariano

 

 

 

brani eseguiti:
Solo su un’isola deserta
Il singhiozzo
Questo tempo che ho
Il negazionista

 

 

altri ospiti della serata:
Romeus
Nicco Verrienti
Enrico Calabrese
Giulia Led
Luca Bussoletti
Enrico Calabrese
Luciano Revi

 

 

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LE MIE IMPRESSIONI:

 

E’ stata proprio una gran bella iniziativa, questa di Nicco Verrienti, che per l’occasione (oltre a imbracciare la chitarra e a far ascoltare i suoi pezzi) ha indossato alla perfezione anche i panni dello spigliatissimo presentatore delle due serate di questa rassegna da lui curata (e ospitante vari cantautori salentini), svoltasi al “Solaire” di Marina di Andrano, lunedì 6 e martedì 7 agosto. Ero presente a entrambe le serate, anche se la seconda solo in veste di spettatore. Sono come sempre curiosissimo e attento nei confronti di chi suona e compone, quindi il tutto mi ha parecchio intrigato e appassionato.

Il “Solaire” è un locale carino, che proprio sulla stretta strada principale (non distante dal mare), gestito dal bravissimo Luca, molto sensibile alla musica, specie a quella libera e di qualità. Nicco mi ha chiesto se me la sentivo di aprire io le danze, sia della serata che dell’intera rassegna, e gli ho risposto al volo di sì. Preferisco sempre suonare all’inizio, al massimo secondo o terzo, anche per poi gustare rilassato e tranquillo quello che viene dopo. E così ho fatto.

Dopo la bella presentazione di Nicco, ho fatto i miei quattro pezzi, che (debbo dire) hanno centrato in pieno il bersaglio, riscuotendo un successo davvero inaspettato e notevole, almeno stando al rispetto e all’attenzione assoluta del pubblico, nonché agli applausi calorosi e sinceri. Come spesso mi capita, ho iniziato con “Solo su un’isola deserta”, a cui ho fatto seguire l’inedita e teatrale “Il singhiozzo”: era la prima volta che la cantavo in pubblico, ma pare sia molto piaciuta: a questo punto non la tolgo più dalle scalette. Dopo il ritmo e l’ironia pungente di queste prime due, mi sono spostato più sul genere intimista-melodico, con “Questo tempo che ho”. Ho terminato, come sempre, con “Il negazionista”, un brano che ormai quasi mi caratterizza e la cui strofa finale integro ogni volta rispetto all’occasione, al luogo e alla serata. Svelo il contenuto della strofa finale, scritta ad hoc:

Non esistono segreti né dolori/ in questo Stato italiano
non esiste una rassegna cantautori/ a Marina di Andrano!”.

Dopo di me, il giovane Enrico Calabrese ha eseguito al piano elettrico i suoi quattro pezzi pop, con una gran bella voce accattivante, personale e appassionata, facendoci commuovere durante il brano “Marien”, cantato con emozione palpabile.

Il terzo in scaletta era proprio… il presentatore: Nicco Verrienti! Beh, Nicco dal vivo è proprio bravo, non c’è proprio nulla da dire. Non l’avevo ancora mai visto, ma suona benissimo la chitarra acustica, senza sbagliare una sola nota, ha ottima presenza scenica, è spigliatissimo, simpatico, coinvolge e diverte il pubblico, convince. Anche lui fa un bel pop che, a parte qualche tenue spunto gaberiano qua e là (tipo la gamba che si alza durante il brano “Milano” e altro), si rifà poi, per la maggior parte, allo stile di scrittura (fresco, moderno, spiritoso, leggero e, non di rado, acuto e intelligente) dei vari Povia, Cristicchi, Pier Cortese e via andando. La sua “Camilla chiamami adesso” sta ormai diventando un tormentone.
E’ poi arrivata sul palco la follia tutta salentina di P40, nome d’arte di un cantautor-cabarettista un po’ sui generis, che ci ha molto divertito e spiazzato con brani pieni zeppi d’ironia nostrana e macchiettistica, in parte accostabili, pur con le dovute proporzioni, al genere del nostro carissimo Baccassino.

Ha concluso la carrellata il giovanissimo rocker 19enne Ròmeus, per l’occasione adattatosi ad una dimensione acustica e accompagnato (sola eccezione della serata) da due suoi musicisti al piano e alla chitarra. Testi forse ancora un po’ acerbi, ma grandiosa vocalità, bella musicalità stile anni ’90 e buon carisma. Molto bravo. È giovane e può solo crescere.

Trovo che tutti gli artisti della serata, al di là del genere musicale (in certi casi molto distante dal mio), fossero tutti di ottimo livello, direi anche tecnico. E tutti ragazzi molto umili e bravissimi. Il che mi ha molto consolato e reso felice, rispetto anche al panorama di pop un po’ becero e rincoglionente che spesso vedo affiorare all’orizzonte.

Mentre, recuperata dal palco la mia chitarra, ero nel retro del locale per recuperare anche la custodia, mi son di botto sentito chiamare e poi tendere la mano da un ragazzotto sorridente con gli occhiali. “E questo mo’ chi è?”, ho pensato sorpreso. A tutta prima non l’avevo riconosciuto per nulla, anche perché ci avevo parlato solo una volta al telefono, di sfuggita, e l’avevo visto solo in foto, senza occhiali. Perciò quando m’ha detto: “Ciao Luigi, sono Alessio”, per un attimo interminabile son rimasto interdetto, senza riuscire a capire chi fosse. Quando poi, subito dopo, ha aggiunto: “Come vedi mantengo le promesse e son venuto a sentirti e a salutarti”, ho collegato il tutto a un suo messaggio privato e la mia faccia ha assunto un’espressione meno interrogativa e un po’ più rilassata. Era Alessio Lega, accorso ad Andrano fin da Lecce per scambiare due chiacchiere con me e seguire la rassegna di Nicco, in particolare la mia esibizione. La cosa mi ha fatto un piacere enorme, data la stima artistica molto forte che ho per lui e per le sue canzoni. Fino a pochi mesi fa l’avevo solo sentito nominare e non conoscevo le sue cose, anche perché (nonostante tre anni fa abbia vinto la Targa Tenco 2004 come migliore opera prima) è un cantautore che bazzica moltissimo, con date a raffica, soprattutto gli ambienti un po’ più underground (se mi passate quest’orrendo termine) del nord e non avevo avuto modo di approfondire. Poi, grazie ad Andrea Papetti, che lo conosce bene, ho potuto ascoltare molti suoi brani, tra cui l’inedita e splendida (nonché mia preferita) “Avventure di carta”, che m’ha conquistato letteralmente. Bello e toccante il video fotografico del suo brano “Dall’ultima galleria” (sulla macelleria messicana del G8 di Genova), creato e caricato su You Tube dal mio alter ego-fratellone-blood brother Gian Luigi Ago.
Alessio mi ha poi dato alcune dritte tecniche molto affettuose, che ho gradito moltissimo. Infine, sempre nel retro del locale, ha addirittura cantato con la mia chitarra (ritirata fuori dalla custodia), una meravigliosa canzone del ‘71 di uno sconosciuto e bravissimo psichiatra-cantautore, il cui CD (ormai introvabile) ha promesso di farmi avere.

Davvero ringrazio di cuore Alessio per la sua gentilezza e umanità.

La serata di martedì, in cui son venuti Luigi Nico e Manuela, è stata invece caratterizzata da una mia lunghissima chiacchierata, subito dopo la sua esibizione, con Luciano Revi, che ho ringraziato innanzitutto d’aver suggerito il mio nome a Nicco per la rassegna. Abbiam parlato molto di Dylan e Springsteen, i nostri comuni “idoli”, nonché della difficoltà di fare musica e di districarsi senza soccombere in questo mondo così complesso e difficile, che rischia a volte di farti entrare nello sconforto. Luciano è un ragazzone buono e sensibile, con cui ho instaurato un bel feeling, tanto che addirittura alla fine lui ha voluto a tutti i costi regalarmi il suo CD, “Thoughts in the wind”, tutto in inglese, interamente acustico e autoprodotto. E’ un folk-blues, assai poetico e dolcemente ipnotico (nel libretto ci sono anche le traduzioni), un disco che richiama il Bob Dylan delle origini e un po’ anche lo Springsteen di “Tom Joad”, con chitarra e armonica. Davvero molto affascinante e notturno.

Appartato com’ero a chiacchierare amabilmente con Luciano, ho ascoltato un po’ di sfuggita le esibizioni degli altri bravissimi artisti della serata, ma bene o male ho prestato l’orecchio a Luca Bussoletti (vincitore del Premio Lunezia 2006 con “L’uomo di vetro”) e alla bravissima Paola Liaci.

Nel complesso, un’esperienza che mi ha molto arricchito, sia umanamente che artisticamente.
Da ricordare.