SET musicale con “La Banda di Tom Joad” al Glory Days
21 settembre 2007
22:30
RIMINI, "Rockisland"
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Glory Days di Rimini
presenta

 

 

LA BANDA DI TOM JOAD
tributo in italiano a Springsteen

 

 

Luigi Mariano: voce e chitarra
Gianni Donvito: basso e cori
Carmine Ruizzo: violino
Simone Di Bartolomeo: batteria

 

 

brani eseguiti:
Magic (da solo)
Il fantasma di Tom Joad
Bobby Jean
Fabbrica
Treno che porta giù
Atlantic City
Due facce
Buio ai margini della città
Più forte degli altri
Cowboy neri (solo con Gianni)
Treno che porta giù

 

VIDEO riassuntivo:

 

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F O T O

 

 

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LE MIE IMPRESSIONI:

 

L’impatto al Glory Days è stato più che buono, considerati sia gli imprevisti accaduti che la tensione dovuta all’importanza della manifestazione. La reazione del pubblico è stata davvero ottima, gli elogi molti, anche quando siamo scesi dal palco. Così come ripetuti sono stati i complimenti di Lorenzo Semprini (l’organizzatore), che ci ha voluto a tutti i costi e persino ospitati la notte, in un delizioso appartamentino.
Carmine Ruizzo, il nostro virtuoso violinista salernitano, ha persino “acchiappato” alla grande (lo vedevo sempre con qualche tizia attorno, tendenzialmente dai 40 in su!), a tal punto che abbiam pensato di rivoltare il nostro nome in: “Carmine Ruizzo e La Banda di Luigi Mariano”.

 

L’ARRIVO A RIMINI E IL SOUNDCHECK PIETOSO:
Venerdì mattina siamo partiti da Roma in auto, piuttosto tardi rispetto alle previsioni e siamo arrivati a Rimini verso le 16:30, dritti dritti dentro al locale, giusto in tempo per il soundcheck. In realtà abbiamo atteso un bel po’ prima di fare la prova del suono, perché gli E-Street Shuffle (la band elettrica) hanno curato i dettagli sonori con grandissima attenzione, perdendoci un bel po’ di tempo. Ne abbiamo approfittato per ascoltarli, nonché per gironzolare e ammirare il “Rockisland” in tutto il suo splendore: senza alcun dubbio è stato il più bel locale non solo dove io abbia mai suonato, ma anche il migliore in cui io abbia mai visto musica dal vivo. Uno spettacolo, davvero. Sito alla punta estrema di un prolungamento del molo, da lontano pareva a tutti gli effetti un isolotto, effetto che faceva anche da dentro, con tutte le vetrate che si affacciavano sul mare aperto.

Quando gli E-Street han terminato, se ne sono andati a riposare ed è toccato a noi. All’inizio è stata tragica: dalle spie uscivano suoni orrendi, distorti e incomprensibili, sia per me che per Gianni e Carmine. L’abbiam detto (disperati) al fonico, che a suo dire cercava in tutti i modi di migliorare la situazione, girando mille manopole, ma niente: non cambiava un accidenti. Tutt’al più peggiorava. Pare anche ci fosse per noi poco tempo e sembrava che il fonico volesse fare in fretta e chiudere. Calma. Abbiam provato le prime due canzoni: una schifezza. Mmm, bene. Non riuscivo affatto né a suonare decentemente né a intonarmi, perché dalla mia spia uscivano rumori ed echi strani: la mia voce sembrava provenire dall’oltretomba. Ho cominciato a convincermi seriamente (sudando freddo) che volente o nolente sarebbe stato in quelle condizioni barbare che avremmo suonato la sera. Un incubo e un pensiero… piuttosto angoscianti! Stavo perdendo entusiasmo. Gianni: nero.
Poi di colpo… tac, tutto si aggiusta: la mia spia emette suoni chiari e puliti, col fonico che giura di non aver toccato nulla e con qualche mio neurone (un po’ ingenuo) che magari ci crede pure. Fatto sta che proviamo una terza canzone, più acustica, e mi rincuoro. Va decisamente meglio: mi sento nitido! Posso tranquillizzarmi. Gianni è però ancora piuttosto nervoso e questo non è da lui: per un attimo la qual cosa mi preoccupa non poco. Del resto i miglioramenti sulla sua spia sono impercettibili e il fonico con lui è fin troppo sbrigativo: e te credo che t’innervosisci! Finiamo il soundcheck un po’ preoccupati, ma poi in concerto non avremo per fortuna tutti ‘sti problemi di spie.

Intanto scappo a casa a farmi una bella doccia e a cambiarmi boxer e camicia.
I ragazzi preferiscono restare al locale.

 

QUATTRO CARI AMICI:
Verso le 21:15 sono di nuovo al Rockisland e all’entrata incontro, in una botta sola, due coppie di carissimi amici, che attendevo con trepidazione: Gian Luigi Ago e Claudia, accorsi da La Spezia; Gianluigi Caso e Silvana, gli sposini, da Foggia. Persone adorabili. Nessuno dei quattro ha dato forfait! Li abbraccio affettuosamente e li ringrazio di cuore di essere venuti. Entriamo dentro al locale e stiamo un po’ assieme. Ogni tanto vado a salutare qualche amico. Poi mi consulto freneticamente con Gianni. Poi con Carmine e Simone. Poi con Lorenzo, che mi conferma i 50 minuti di concerto. Il tempo passa veloce, tra chiacchiere, sorrisi, racconti, pacche sulle spalle, scambi di opinioni. Finché verso le 22:30 scorgo Lorenzo che sale sul palco e presenta alla grande la serata. Tocca a me, sento che pronuncia il mio nome. M’incoraggiano tutti gli amici musicisti. Vado.

 

CONCERTO:
Inizio da solo (chitarra, armonica e voce) col nuovo pezzo di Bruce, MAGIC, che canto in italiano. Controllo bene l’emozione, l’impatto è buono, sento un’atmosfera carina, sul palco si sta benone. Finisco il brano e presento in due parole sia il progetto del Boss in italiano, sia i ragazzi della Banda, dedicando poi ad Antonio Zirilli e Andrea Montecalvo “Il fantasma di Tom Joad”. Sento e percepisco che quando, dopo il primo ritornello, entrano anche basso e batteria, la gente ha un’ottima reazione. Facciamo seguire a ruota “Bobby Jean” e “Fabbrica”, dove il violino di Carmine si scatena (e comincia a infrangere cuori femminili per tutto il locale…), tanto che il pubblico quasi s’infiamma negli applausi finali. Seguono “Atlantic City” e “Due facce”, suonate senza batteria, con Gianni alla chitarra acustica. Poi “Buio ai margini della città” e “Più forte degli altri”. Siamo appena a metà scaletta, ma arriva di botto la sorpresa: Lorenzo ci fa segno da sotto il palco che abbiamo solo altri dieci minuti a disposizione. Segno che abbiamo già suonato per 40 minuti senza accorgercene. C’è un attimo di panico, restiamo spiazzati, perché c’è da decidere in pochi istanti quali due canzoni fare delle sette rimaste. Perdiamo un po’ di tempo a consultarci, poi attacchiamo con “Cowboy neri”, in cui suoniamo solo io e Gianni, a due chitarre.
Tornano sul palco Carmine e Simone e c’è da decidere che pezzo fare per ultimo. I ragazzi vogliono giustamente “Lucky Town”, ma io mi vedo costretto a decidere (tutt’ora senza pentimenti) per “Treno che porta giù”, vincendo le loro comprensibili ritrosie, perché la canto decisamente meglio. Per fortuna “Treno che porta giù” è andata benissimo e alla fine è stata tra le più gradite, sia dal pubblico di amici che da quello di musicisti.